A Farra, in Alpago, ha avuto luogo un prestigioso convegno dedicato al terremoto, in occasione dei 150 anni da quello che colpì la conca proprio il 29 giugno del 1873.
Assieme all’assessore regionale alla Protezione Civile c’erano anche il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, e i tecnici dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).
L’assessore nel suo intervento ha voluto innanzitutto ringraziare il grande numero dei volontari presenti non solo nel Bellunese, ma in tutto il Veneto, un vero orgoglio e un’eccellenza per la Regione Veneto.
In quel 29 giugno, San Pietro e Paolo, alle 4.58 del mattino una scossa di intensità stimata 6,3 di magnitudo rase quasi al suolo Puos e diverse sue frazioni con ottanta morti e centinaia di feriti. Un terremoto che fu seguito anche nei mesi successivi da ulteriori novantacinque scosse. Pure Belluno città fu interessata dal sisma. Allora non esisteva la Protezione Civile e nemmeno il Corpo dei Vigili del Fuoco, ma comunque intervennero prontamente e da subito Carabinieri ed Esercito.
L’occasione di ricordare un terremoto così significativo porta a riflettere su rischio e pericoli, che sono concetti profondamente diversi.
Partendo dal fatto che il rischio zero non esiste, molto si può fare tuttavia per ridurlo.
Previsione , prevenzione, gestione dell’emergenza e superamento dell’emergenza stessa, sono compiti fondamentali che la Protezione Civile segue. Ma altrettanto importanti, soprattutto in tema sismico, sono anche altri fattori: tra cui in primis costruire bene (non solo in termini prettamente tecnici, ma anche nelle scelte urbanistiche) e l’informazione.
